Il movente di costoro era di accrescere il loro personale potere, distruggere la parte politica che li osteggiava, e consegnare Platea alla soggezione tebana.

A Tebe si presagiva lo scoppio del conflitto; desideravano quindi anticipare il colpo di mano su Platea, con cui avevano sempre avuto violenti dissidi, mentre vigeva lo stato di pace e la guerra, ufficialmente, non era ancora divampata. Deposero le armi nella piazza, ma non soddisfecero la pretesa di coloro che li avevano chiamati: di entrare in azione immediatamente e assaltare le case dei loro avversari politici.

Discussero in questo senso con i Tebani: la calma tornava a stendersi su Platea. Nessun provvedimento ostile era stato finora disposto dagli occupanti. Ma operando queste trattative si resero conto che i militari tebani non erano poi numerosi e che un proprio contrattacco avrebbe avuto un successo facile.

La maggior parte dei Plateesi non era disposta a staccarsi da Atene. Ogni altro riparo che sembrasse opportuno, ogni disposizione che le circostanze esigevano, furono posti rapidamente in atto.

Resistettero a due o tre assalti. Piegarono, cominciando a disperdersi in fuga per le strade. Quasi nessuno era pratico delle vie per condursi in salvo; ritardati dal fango e smarriti nelle tenebre era prossima la fine del meseerano premuti da inseguitori che, invece, conoscevano bene quali punti bloccare per sottrar loro ogni scampo. Fu la fine per molti. Si schiantarono quasi tutti. Fu questa la conclusione dei fatti di Platea. Il piano prevedeva che il resto delle forze tebane avrebbe dovuto giungere in massa alle mura di Platea, ancora nel cuore della notte, per sostenere gli aggressori nel caso che al tentativo si opponesse qualche ostacolo.

Marciando sotto la sferza della tempesta e nel fango, attraversato il fiume con mille stenti, giunsero sul teatro delle operazioni troppo tardi.

I loro compagni erano tutti periti, tranne pochi vivi, in ceppi. Ingiunsero di non danneggiare gli averi e di non toccare i loro uomini, che erano ancora fuori le mura: la rappresaglia si sarebbe abbattuta immediatamente sui commilitoni, ancora vivi, in mano propria.

Avrebbero dovuto prima intervenire le consuete trattative ed eventualmente un accordo. Il giuramento poi non sarebbe mai avvenuto. Comunque i Tebani si ritirarono dal territorio senza infliggere danni: i Plateesi radunarono dentro le mura uomini e averi della campagna, e massacrarono i prigionieri.

Erano centottanta. Appena ad Atene si seppe di Platea, tutti i Beoti che si trovavano in Attica furono immediatamente arrestati. Attendessero le decisioni da Atene. Non si sapeva ancora che erano stati passati per le armi. Gli Ateniesi ignoravano lo sviluppo della vicenda. Per questo avevano spedito il messo.

Anche Sparta e gli alleati si apprestavano a combattere. Dovunque speravano gli uni e gli altri di trovare appoggi ed alleanze. Ma iniziative ostili non venivano prese: nel periodo dei preparativi militari, si accettava nei porti del Peloponneso una sola nave ateniese per volta.Voce principale: Reggio Calabria.

La millenaria storia di Reggio di Calabria inizia dall'origine mitologica che risale al a. Poi fu una delle grandi metropoli dell' Impero bizantino e fu sotto le dominazioni dei normannidegli svevidegli angioini e degli aragonesi.

Fu distrutta da gravi terremoti nel e nel Il territorio sarebbe stato poi uno dei luoghi della fatica di Ercole contro Gerioneil mostro con tre corpi. Mentre gli Italisecondo molte fonti tra cui lo stesso Dionigi di AlicarnassoTucidide e Virgiliodicono che questi ultimi erano un ramo degli Enotrie che i Morgeti non avevano seguito la maggioranza del loro popolo nel passaggio alla vicina Sicilia dando poi il loro nome all'isola.

Alla sua morte i sudditi avevano deciso di assumere il nome di Itali.

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E con il tempo il territorio della punta dello stivale prospiciente lo Stretto aveva preso il nome di "Italia". Secondo altre fonti questo nome era legato a una delle fatiche di Eracle contro Gerione. La ricca suggestiva fantasia dei Greci, fondendo il fantastico ed il reale, ha circondato le origini di Reggio da un alone di arcana leggenda. Il personaggio seduto, poggiante su di un bastone, che figura nelle belle monete reggine del V secolo a.

La tradizione faceva fermare su quella tomba i Calcidesi, ai quali si doveva la leggenda stessa. Come simbolo di tale leggenda le prime monete di Reggio, risalenti al VI secolofra il e il a. Un'altra leggendaria ipotesi vuole che Eracle fosse reduce della guerra di Troia [1]. Secondo alcune fonti antiche ai Calcidesi si sarebbero aggiunti anche alcuni Messeni del Peloponneso esuli politici, ma la presenza dorica risulterebbe attestata solo a partire dal VI secolo a. Alcuni esemplari sono oggi custoditi al Museo del Louvre di Parigi.

La posizione geografica di Reggio e un governo illuminato ne fecero presto una della capitali del Mediterraneo.

Fin dai primi anni della sua fondazione, lo stato reggino si estendeva infatti sul versante nord tirrenico fino a Medma subcolonia Locrese e Metauros invece fondata dai Calcidesi stessi di Reggio nei pressi dell'attuale torrente Petrace vicino a Gioia Tauromentre sul versante sud jonico fino al fiume Cecino o Alece Halexl'attuale torrente Galati nei pressi di Palizzi.

La fonte principale del benessere della fiorente colonia italiota, fu il commercio e specialmente la vigilanza, che poteva esercitare sul movimento delle navi mercantili lungo il Canale. Dalle prime notizie pervenute, che si riferiscono a qualche secolo dopo la sua fondazione, apprendiamo che Reggio era ordinata a repubblica aristocratica.

Capo del governo era un Egemone scelto ordinariamente fra gente messenica. Per lungo tempo infatti Reggio volle esercitare una politica di amicizia con la vicina Locri Epizephiri. Nei primi decenni del V secolo a. All'interno vi era poi un sistema di governo aristocratico con oligarchia sgradito al popolo.

Dallo stato d'animo dei suoi concittadini, seppe trarre profitto Anassilaun giovane condottiero della discendenza messenica, che nel a. Egli accolse fraternamente gli esuli ioniciquali Samii e Milesiprofughi della invasione persiana ; di essi una parte rimase definitivamente a Reggio.

Ma il suo primo pensiero dovette essere quello di assicurarsi il dominio dello Stretto. Contro le scorrerie degli Etruschi e forse contro la minaccia siracusana, il signore di Reggio aveva elevato, all'estrema punta settentrionale dello Stretto, una fortezza sull'imponente promontorio scilleo famoso nell'antica leggenda del mostro Scilla.

Ma il possesso di una delle coste dello Stretto non bastavano per conseguire l'egemonia sullo Stretto stesso: era necessario estendere il dominio sul lato opposto del Canale, sul sicuro porto di Zancle. Ma, ottenuta la sicurezza dello Stretto, Anassila dovette seguire un'abile e accorta politica, per salvaguardarsi dai pericoli provenienti dai vicini stati territoriali. Proprio in quel periodo Crotone cominciava a esercitare una forte pressione espansionistica.

Successivamente Siracusa estese il suo dominio su quasi tutta la Sicilia facendo sentire la propria influenza anche al di fuori. Lo stesso Anassila dovette subire gli influssi di tale potenza anche nello svolgimento della politica in Italia.

Qualche tempo dopo, nel a.Nell' XI secolo la zona risulta essere denominata Pusalo o Posalomentre nel XII secolodopo la conquista arabail territorio viene citato come Marsa as Deramini porto dei dromedari da Edrisi [3].

Reperti risalenti al IV secolo d. Nella zona erano presenti dei magazzini in disuso, che il conte aveva intenzione di valorizzare per costruire un porto strategico nella rotta verso Malta [3]. Nel Martino il Giovane invase la Sicilia, per prenderne possesso dopo aver sposato Maria di Siciliasovrana dell'Isola. Gli invasori trovarono la resistenza di una piccola coalizione filo-angioina guidata da Andrea Chiaramonte. La coalizione venne agilmente sconfitta dall'esercito aragonese, guidato da Bernardo Cabrerae Andrea venne impiccato a Palermo per alto tradimento.

La Torre del Pozzalloin seguito denominata Cabrera, aveva mura esterne spesse due metri ed era lambita dal mare su un lato. Il XVI e il XVII secolo furono secoli difficili per la piccola borgata: si susseguirono quattro epidemie di peste [11], etre carestieetre invasioni di cavallettee e due alluvioni eche decimarono la popolazione [3]. L'artiglieria che venne recuperata dalle macerie fu spostata sulla scogliera tra Pietre Nere e Santa Maria del Focallopermettendo ai pirati di poter saccheggiare la borgata [3].

In seguito la Torre fu ulteriormente rinforzata con delle spranghe di ferro che ne cingevano le mura; tuttavia, esse furono rimosse durante la ristrutturazione del [3]. Essa rimase inutilizzata fino alla seconda guerra mondialequando fu piazzata nella terrazza la batteria contraerea per contrastare i bombardamenti alleati [3]. Abitanti censiti [22]. I residenti stranieri - dati aggiornati al 17 febbraio - sono maschi e femmine. Centoquaranta sono i minorenni. Oltre alla lingua ufficiale italianaa Pozzallo si parla la lingua siciliana nella sua variante metafonetica sud-orientale.

Le famiglie provenivano in gran parte da Modica e dalla Campaniain particolare dalla provincia di Napoli. Nella cittadina sono presenti due Istituti Comprensivi, dedicati rispettivamente ad Antonio Amore e a Giuseppe Rogasi.

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Ha sede nel comune il corpo bandistico " Vincenzo Bellini ", con un organico di 45 elementi. Nel sono incominciati i lavori per il tratto di autostrada A18 Rosolini-Pozzallo-Modica.

Altri progetti. Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.Promulgavano dunque per il banditore, che qualunque, conforme la patria usanza di tutti i Beozi, volesse entrar nella lega, prendesse le armi coi Tebani.

I Tebani conosciuto lo sbaglio si ristringevano tra loro, e respingevano gli assalitori dalla parte onde gli investissero. In questa guisa raccontano il fatto i Tebani, e dicono che i Plateesi vi aggiunsero il giuramento.

I Plateesi, all'opposto, non convengono d'aver promesso di rendere addirittura i prigionieri, ma solo quando nell'abboccamento che doveva tenersi prima tra loro si fossero, in qualche modo, trovati d'accordo; e negano d'avervi aggiunto il giuramento. Comunque sia, i Tebani si ritirarono dal territorio, senza averlo punto danneggiato.

Gli Ateniesi ragguagliati tostamente dei fatti di Platea, arrestarono subito quanti Beozi erano nell'Attica, e spedirono araldo ai Plateesi con ordine di dir loro che non facessero innovazione su quei Tebani che avevano prigionieri, prima che anche in Atene si fosse risoluto qualche cosa intorno ad essi. Allora gli Ateniesi mandarono delle truppe a Platea, vi portarono vettovaglie, lasciarono presidio, e condussero via gli invalidi colle donne ed i bambini.

A tal segno la maggior parte avevano in odio gli Ateniesi, desiderando alcuni d'esser liberati dal loro dominio, altri temendo di non esservi sottoposti. Con tale apparecchio e concitamento dell'animo erano in su le mosse. Dei Lacedemoni erano alleati tutti i Peloponnesi dentro dell'istmo, eccetto gli Argivi e gli Achei che erano m amicizia con entrambi: nondimeno gli Achei unirono poscia le loro armi con Sparta, in principio solamente quei di Pallene, quindi tutti gli altri.

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Questi erano i confederati dei Lacedemoni. Fra questi somministravano la flotta i Chii, i Lesbi ed i Corfuotti; gli altri fanteria e denaro. Tale era da ambe le parti lo stato dell'alleanza e l'apparecchio per la guerra. I Beozi, che uniti in questa spedizione davano ai Peloponnesi parte dei loro fanti e cavalli, andarono col rimanente a Platea e saccheggiavano la campagna. Oltre di che, di argento e d'oro non coniato, tra privati e pubblici voti, tra tutto il resto del vasellame per le sacre pompe e pel pubblici giuochi, e tra spoglie dei Medi e cose di simil fatta, non vi era meno di cinquecento talenti.

Avvertiva nondimeno, che quantunque 1'avrebbero impiegato per la pubblica salvezza, conveniva poi rimettervelo di peso non inferiore. Queste poi sino al Pireo erano di quaranta stadi, e tutte guardate dalla parte esterna.

Di cavalleria poi mostrava esservi mille duecento, contando gli arcieri a cavallo, seicento arcieri a piedi, e trecento trireme buone a navigare. Tale e non minore era l'apparecchio che di ciascuna cosa avevano gli Ateniesi, quando i Peloponnesi erano da prima per assaltar l'Attica, e quando si misero in guerra.

Sparta: educazione e riassunto della storia

Altre dichiarazioni andava facendo Pericle al suo solito, tendenti tutte a dimostrare che in questa guerra sarebbero vincitori. Da codesti tempi lontani resta anche adesso il rito di far uso di quell'acqua, prima delle cerimonie nuziali e per le altre sacre funzioni. Ma al tempo stesso volgevano l'animo alle cose di guerra, col radunare gli alleati, e fornire cento navi per andar contro al Peloponneso.

Tali erano i piani degli Ateniesi.

Storia di Reggio Calabria

Disponevano dunque l'oppugnazione di quella terra, ma si trattennero qualche tempo senza pro intorno ad essa, di che era principalmente accagionato Archidamo, che anche quando si trattava di riunirsi per la guerra si era mostrato poco sollecito e mal disposto a consigliarla, ed affezionato per gli Ateniesi. Quivi accampatisi scorrevano pel territorio di Eleusi e per la pianura triasia, e fugarono una frotta di cavalli ateniesi nei contorni del luogo detto Reiti. Qui fecero alto, piantarono il campo, e vi restarono molto tempo guastando la campagna.

Con questa intenzione Archidamo si tratteneva presso ad Acarne. Gli indovini stessi cantavano oracoli d'ogni maniera, che ciascuno intendeva secondo l'inclinazione dell'animo. Gli Ateniesi avevano coteste sussidio dei Tessali per antico trattato di alleanza, ed erano venuti a loro dalla Tessaglia i Larissei, i Farsali, i Parali, i Cranoni, i Pirasi, i Girtoni, i Ferei.Durante questi anni, la popolazione indoeuropea dei Dori invase la regione della Laconiasituata nella parte meridionale del Peloponneso.

Qui fondarono, per sinecismo ovvero unificando quattro villaggi, Cinosura, Limne, Mesoa e Pitanela capitale Spartaassegnandole inizialmente il nome di Lacedemone. Il nome di Sparta le fu assegnato solo successivamente, in onore della moglie di Lacedemone. La regione della Laconia era precedentemente abitata dagli Ilotiche divennero poi schiavi. In questo modo i guerrieri spartani potevano dedicarsi esclusivamente alla pratica delle armi. La carica di re era ereditaria e durava a vita.

Lo Stato forniva agli spartiati terre e iloti. Inoltre venivano considerati tutti in modo uguale, e avevano tutti un obbligo militare fino alla vecchiaia. Il loro numero su aggirava sui Discendevano anche loro dalla popolazione dei Dori, ma probabilmente appartenevano a famiglie meno nobili. Anche loro avevano obblighi militari, sia in tempo di pace che di guerra. Inoltre spesso accompagnavano gli spartiati in guerra.

Discendevano dai popoli conquistati. Il loro compito era quello di lavorare le terre, produrre beni materiali o accompagnare i loro padroni in guerra. Venivano insegnate loro le arti del cucito e della cucina e inoltre venivano loro imposte le regole per educare un figlio. Era poi presente la fanteria leggera composta da iloti, i quali non avevano alcuna armatura ed erano dotati solamente di una lancia o di una frombola. Le guerre messeniche, precedentemente accennate, furono le battaglie che Sparta dovette sostenere per conquistare i territori della Messenia.

La prime guerra fu combattuta verso la fine dell'VIII secolocon lo scopo appunto di Sparta di voler conquistare quelle terre coltivabili. La seconda guerra si svolse invece nel VII secolo e fu un tentativo da parte dei messeni di ribellione nei confronti di Sparta. Inizialmente sembrava riuscire nel suo intento, fino a quando, nel a.

Nel a. La seconda guerra del Peloponneso vene, anche questa volta, come protagonisti Sparta e la lega peloponnesiaca e Atene con la lega delioattica. Durante il a. Questo accordo fu violato da Sparta appunto nel a. Le principali battaglie di Sparta in questa guerra furono tre: battaglia delle Termopilibattaglia di Platea e battaglia di Leutra. In questa battaglia Serse ebbe la meglio, uccidendo tutti gli spartani presenti.

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